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Istituto diocesano per il sostentamento del clero PDF Stampa
Mercoledì 11 Marzo 2009 18:39

Logo dell'IDSC di MontepulcianoPrima della nascita dell'Istituto, per garantire delle entrate alla maggior parte dei vescovi e dei parroci, c'era un meccanismo molto complesso. Al loro "ufficio pastorale" (l'incarico nella Chiesa) erano legati dei benefici (terreni, edifici...) che davano dei redditi. Siccome spesso questi redditi non bastavano, lo Stato passava un assegno integrativo, la "congrua". Non che lo Stato italiano fosse in vena di regali. Le travagliate vicende del Risorgimento avevano causato l'incameramento di molti beni ecclesiastici. In un certo senso, lo Stato non faceva altro che "restituire" quanto aveva tolto. Non era interesse di nessuno che i sacerdoti non avessero di che vivere. Nel 1929 il Concordato Lateranense tra Stato italiano e Chiesa cattolica non aveva fatto altro, a grandi linee, che confermare questo sistema.

Intanto, però, per la Chiesa cattolica arriva il Concilio Vaticano II (1962-1965) e tutti, Chiesa e Società, conoscono importanti cambiamenti di mentalità e sensibilità. In una parola sola, di cultura. Chiesa e Stato si stimano più di prima, probabilmente. Ma proprio per questo sentono il bisogno di eliminare ogni possibile confusione. Di separarsi per poter stare meglio vicini. I rispettivi rappresentanti si siedono allora attorno a un tavolo e alla fine, nel 1984, firmano gli Accordi di revisione del Concordato.

La riforma avviata nel 1984, in generale, ha messo ordine nella complessa realtà delle risorse della Chiesa. Gli intenti? Principalmente due: condivisione e trasparenza.

Che cosa accade? A grandi linee accade questo. I vecchi benefici di ogni diocesi finiscono all'Istituto diocesano per il sostentamento del clero (IDSC), che li amministra e ne destina i redditi al mantenimento economico dei sacerdoti.

Chi provvede ai sacerdoti? In prima battuta la comunità parrocchiale di appartenenza; poi l'IDSC; infine, se necessario, l'Istituto centrale per il sostentamento del clero (ICSC). Lo Stato continua a intervenire a favore della Chiesa cattolica italiana, ma in forme nuove, più moderne e rispettose della reciproca autonomia. Soprattutto, non interviene più in modo diretto: direttamente non versa più un soldo. Lo Stato si limita a fare da tramite tra Chiesa e cittadini, attuandone la volontà e facilitando chi contribuisce con un'offerta diretta all'ICSC.

Difatti sono due le forme "pubbliche" di sostegno:

    1. Le offerte per il sostentamento dei sacerdoti che vanno direttamente all'Istituto per il Sostentamento del Clero di Roma (ICSC) ed entrano così a far parte delle risorse che assicurano ai sacerdoti la remunerazione mensile.
    2. La quota di 8 per mille dell'Irpef attribuita annualmente alla Chiesa cattolica grazie alla firma dei cittadini viene destinata a tre finalità: le esigenze di culto della popolazione, la carità in Italia e nel Terzo Mondo e, ancora, il sostentamento del clero. Ma solo nella misura in cui le offerte raccolte dall'ICSC non siano sufficienti.
Ecco che, quindi, è stato costituito l'Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero con i seguenti scopi:
    1. provvedere, ove occorra, all'integrazione, fino al livello fissato dalla Conferenza Episcopale Italiana, della remunerazione spettante al clero, che svolge servizio a favore della diocesi, per il suo congruo e dignitoso sostentamento;
    2. svolgere eventualmente, previe intese con l'Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero (ICSC), funzioni assistenziali e previdenziali integrative e autonome per il clero;
    3. svolgere eventuali altre funzioni che gli fossero demandate da regolamenti emanati dalla Conferenza Episcopale Italiana.
Per far tutto ciò, l'Istituto dispone di un patrimonio costituito da case e terreni pervenuti dagli ex benefici ecclesiastici, da donazioni o lasciti di buone persone e da eventuali acquisti.

Purtroppo le case e i terreni che appartenevano ai benefici parrocchiali assicuravano redditi di entità molto scarsa con la conseguenza, quindi, di dover attingere alla quota dell'8 per mille dell'Irpef, attribuita alla Chiesa cattolica, somme maggiori da destinare invece al Sostentamento del clero.

I Consigli di Amministrazione dell'IDSC, fin dalla nascita dell'Ente, ravvisata ovviamente l'esigenza di intervenire con misure idonee a consentire che l'IDSC di Bologna potesse contribuire sempre più alle necessità finanziarie del sistema di sostentamento del clero, hanno posto in atto un programma di "riconversione immobiliare", ancora in corso, che sostanzialmente si è indirizzato a fare in modo che il patrimonio fornisse un reddito congruo e dignitoso, procedendo quindi alla diversificazione delle proprietà: un'attività agricola legata alla produttività della terra; case, negozi e uffici con affitti congrui; alcune attività ricettive locate a terzi.

L'Istituto è gestito da un Consiglio di Amministrazione con a capo un Presidente nominato dal Vescovo. L'operatività, coordinata da un Direttore, è svolta dal Settore Tecnico che cura la gestione e la manutenzione del patrimonio immobiliare, dal Settore Amministrativo che ne cura la contabilità e dal Settore che cura i rapporti con i sacerdoti in relazione con l'Istituto Centrale di Roma.
 

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